La villa

La residenza si sviluppa in pianta quadrata con una superficie di circa 4000 mq su due piani.
Al piano nobile si trovano i salotti affrescati, il salone da ballo e musica, le sale da pranzo, il jardin d’hiver e la suite rossa.
Al primo piano, a cui si accede tramite un ampio scalone con cupola, sono invece collocate le altre camere da letto con accesso da un corridoio che si sviluppaintorno a tutta la casa.
L’ampia piscina, lunga 20 metri e larga 10, si trova a fianco della voliera e consente delle piacevolissime nuotate godendo del paesaggio sulle colline veronesi.
Intorno alla villa sorgono tre edifici un tempo adibiti a scuderie, a cantina e gli alloggi del personale. La particolare posizione della villa garantisce ai suoi ospiti privacy e sicurezza.


La villa è situata nella zona collinare ad Est di Verona, all’interno di una proprietà privata di 300 ettari, detta la Musella. Il grande Parco che circonda la villa, che gli storici vogliono ispirato al parco della Villa Reale di Monza, si estende su una superficie di 40 ettari.

Il Giardino

Il Giardino è il terreno attiguo alla villa che gli ospiti raggiungono percorrendo un viale di cipressi secolari. Varcato il maestoso cancello si giunge al palazzo costeggiando l’alta mura del giardino terrazzato. L’ubicazione dà una vista a trecentosessanta gradi su città, valli e montagne, permettendo all’occhio di perdersi nella varietà del paesaggio veronese.
Nei quattro affacci è racchiuso lo spirito di un luogo che ha visto lo sviluppo e l’evoluzione di una società stretta alla terra da un legame secolare.
Verso Ovest troviamo il paradiso della biodiversità. Fasce boschive popolate dalla fauna autoctona ricordano come, alle porte di una città, è possibile conservare il patrimonio naturale e selvaggio di un luogo. Verso Est l’uomo ha imbrigliato la natura trasformando le dolci curve delle colline in vigneti ed oliveti che raccontano la tradizione contadina caratterizzante da sempre queste zone. Verso Nord il tappeto erboso ci invita verso il mosaico di colori che è il parco, le trame delle essenze arboree riassumono tre secoli di esperienza botanica. Verso Sud si vive il giardino formale. L’erba corre fra bossi e cedri creando un salotto verde in gusto italiano.

La voliera

Monumento è la voliera del XVI° secolo. Realizzata dal Sanmicheli è stata valorizzata negli anni cinquanta dall’intervento sul giardino di Russel Page. Il paesaggista Britannico ne parla così:
“Decisi che mi sarei lasciato guidare dal volume e dalle proporzioni importanti della voliera che doveva diventare il tema principale della composizione. Raggiunsi questo scopo tenendo a mente il principio secondo il quale non se ne ha mai troppo di una cosa bella e dunque perché non duplicare l’effetto della voliera costruendo una vasca regolare molto ampia che la rifletta.”
“La cupola di reticolato della voliera mi diede ancora un’altra idea. Misi dei riflettori in ogni angolo dell’edificio in modo che di notte la cupola sembrasse una bolla galleggiante e anch’essa si riflettesse nella vasca.”
Un tempo dimora di rare specie di volatile, oggi la voliera viene utilizzata per magici eventi di cultura ed intrattenimento.

Il Parco

Allontanandosi dal giardino verso Nord si entra nella dimensione parco. E’ dovere l’inchino al Platanus orientalis, mastodonte che da secoli accoglie i visitatori. Seguendo il sentiero giriamo attorno alla fontana il cui getto tocca il cielo. La volta di Magnolia Grandiflora guida il passo verso il bosco di Aesculus hippocastanum, dimora delle Tre Grazie, per giungere all’orto delle conifere. I cespugli di Taxus Baccata fasciano la passeggiata che, ritornando alla villa, incontra strambi esemplari di Pinus nigra dai lunghi fusti contorti.

Il Bosco

La sorte di immense proprietà come la Musella ha visto nei secoli profonde flessioni all’estensione delle aree ad alta richiesta di manutenzione. Nei periodi di siccità l’approvvigionamento idrico era garantito da vasche e specchi d’acqua, canali e condotte ancora oggi ben evidenti.
Gli stati di semiabbandono hanno portato le zone periferiche ad essere fagocitate da piante infestanti a rapido accrescimento.
Alcuni esempi sono la Brussonetia papyrifera, la Robinia pseudoacacia, l’Ailanthus altissima. Oltre ad essere rappresentativo di un periodo storico il fenomeno risulta interessante poiché mostra l’inselvatichimento di un parco storico rivelando quali specie arboree possono convivere in armonia al bosco e quali deperiscono. Il bosco, molto apprezzato dai botanici, si schiude su ampi prati che regalano ai percorsi prospettive incantevoli. Strade e sentieri guidano il visitatore in questo mondo selvaggio dal notevole fascino. I numerosi percorsi consentono lunghe passeggiate, sedute di jogging ed escursioni in mountain bike durante le quali, l’amante della materia potrà cimentarsi nel riconoscere ciò che venne piantato e ciò, che trasportato da vento e animali, è nato spontaneamente da seme.

Un chiostro interno, centrale, per il passeggio ed il gioco, la sala da ballo o musica, i salotti e la biblioteca offrono agli ospiti di Villa d’Acquarone il piacere di vivere appieno l’esperienza che hanno scelto.
La cappella di Villa d’Acquarone, in perfetto stato di conservazione, risale a metà Seicento, quando fu fatta costruire da Cristoforo e Gianfrancesco Muselli. La struttura originaria è di forma rettangolare, con volta a botte, il prezioso affresco, che secondo il Lanceni è da attribuirsi a Biagio Falcieri, risale al 1684 e racconta i miracoli di S. Antonio da Padova.
Ai lati del salone altre quattro sale sono affrescate con scene mitologiche tra le quali troviamo La caduta di Eliodoro, Giove Olimpico e due trionfi allegorici tra divinità pagane. La caduta di Eliodoro, datata 1686 ed il salone centrale datato 1687 sono della stessa scuola pittorica e molto probabilmente di Biagio Falcieri (Brentonico VR 1628 – Verona 1703) artista che ciecamente si riputava dai più pittore meraviglioso anche se altri pittori sono suggeriti come Francesco Barbieri detto lo Sfrisato (Legnago 1628 – Verona 1698) e Lodovico Dorigny (Parigi 1654 – Trento 1742), tutti e due che operano per la famiglia Muselli a cui forse vanno attribuite le altre tre sale di stile diverso rispetto alle prime due citate.
La sala più importante è quella centrale detta Salone dei Venti, che mostra una copertura centinata a padiglioni con vele e con una cupoletta ellittica al centro, dove un sistema meccanico, collegato con una banderuola esterna, indica su una Rosa dei Venti le sedici direzioni del vento. Scene mitologiche di divinità dell’aria, della terra e del mare si dispongono in modo speculare sul soffitto tripartito. Da una parte troviamo Poseidone e dall’altra Eolo in un arioso ed armonico grande affresco di Lodovico Dorigny datato 1687.
L’antica biblioteca a due piani ospita oltre un migliaio di preziosi volumi, consultabili e gelosamente custoditi nella sofisticata armadiatura. Qui è possibile immergersi nella cultura e nel sapere, respirare un’atmosfera di passate conversazioni.
I salotti del piano terreno, così come la biblioteca, si arricchiscono di incantevoli affreschi d’epoca che culminano nello spettacolare lavoro di Lodovico Dorigny datato 1687 che ha rappresentato i Venti sulla volta del Salone da ballo e da musica.

Sala da Pranzo